Magia a Venezia

Dovevamo andarci a Venezia, quella ricevuta di acconto dell’hotel mi era rimasta in borsa, avevamo pianificato tutto, poi le solite circostanze sfavorevoli ci avevano tenuti lontani come lo siamo tuttora.
Ci amavamo in un modo speciale anche se vederci era quasi impossibile, ma le cose stavano cambiando, piano piano, sentivo ormai che lei si stava allontanando.
Dopo l’ennesimo litigio al telefono lei era diventata molto dura e io capivo che la cosa mi stava sfuggendo di mano.
Una tristezza infinita si era impossessata di me e non potevo farci nulla, potevo solo sperare di vederla ancora una volta.
Avevo bisogno di una magia e l’unico posto che conoscevo era Venezia, dove le magie talvolta accadono.
L’hotel si trovava a Santa Croce, a pochi passi dal grande parcheggio per le auto, per arrivarci occorreva oltrepassare uno degli antichi tre ponti di legno, era una antica residenza in stile tipicamente veneziano e l’avevo scelta perché mi era sembrata molto romantica e tranquilla.
Arrivai verso le nove di sera e una volta sistemati i bagagli decisi di uscire e trovare una trattoria dove cenare, svoltai a sinistra per percorrere tutte le fondamenta e dopo il primo ponte vidi di fronte a me una porta di legno molto vecchia, sopra la porta una scritta molto consumata diceva “Antica Trattoria, dal 1750″, da una finestrella accanto la porta usciva una luce fioca.
C’era una strana atmosfera intorno, decisi di oltrepassare e proseguii tra le calli pensando a quanto mi stava accadendo.
Il tempo sembrava essersi fermato, strani personaggi popolavano le vie quella sera e tutti, quando mi incrociavano, si giravano a guardarmi.
Dopo l’ennesimo ponte, con mia grande sorpresa mi ritrovai nuovamente di fronte alla stessa porta della stessa trattoria.
Pensai di aver girato in circolo come spesso capita passeggiando per le calli di Venezia, decisi di proseguire dalla parte opposta e seguire le indicazioni per Piazza San Marco.
Un ponte dopo l’altro, una svolta dopo l’altra pensavo di avvicinarmi sempre di più al centro della città ma di nuovo mi trovai di fronte la stessa porta della stessa trattoria.
Non ci potevo credere, di nuovo avevo girato in circolo.
Decisi di tornare verso l’albergo e di prendere da lì un’altra strada ma ogni volta che decidevo di cambiare direzione dopo poco mi trovavo sempre nello stesso posto.
Decisi che forse era il caso di entrare.
La Trattoria era arredata in stile molto antico, i muri erano affrescati con strani colori e con immagini incomprensibili, i grandi lampadari di legno erano spenti, l’unica luce proveniva dalle candele che erano accese sui tavoli, quella luce tremolante che mi è sempre piaciuta, c’era un’atmosfera di pace e di tranquillità, oltrepassata la porta mi ero sentito subito a mio agio.
Non c’erano molti clienti, forse cinque o sei persone, tutti anziani, non c’era il solito vocio di tutti i luoghi pubblici.
Mi avvicinai ad un tavolo un poco appartato e dopo essermi seduto, letto il menu e ordinata la cena mi misi a pensare a lei, guardando fisso la candela di fronte a me, ricordando tutti i meravigliosi momenti passati insieme.
I miei occhi si riempirono presto di lacrime, la disperazione si era ormai impossessata di me ed io ero lì, solo ed impotente di fronte ad una cosa più grande di me.
Mentre ero assorto nei miei pensieri si avvicinò una donna anziana sui sessantacinque anni.
“Posso sedermi giovanotto ?” mi disse. “Si accomodi” risposi io un poco sorpreso. “E’ qualche minuto che ti osservo” mi disse “sei molto triste, qualcosa ti sta preoccupando molto, lo vedo dai tuoi occhi e vedo anche che è una pena d’amore”.
Rimasi sorpreso da quelle parole ma soprattutto dalla dolcezza della voce che non tradiva di certo l’età della donna. “Ha ragione signora” risposi passandomi le mani nei capelli.”Non darmi del Lei giovanotto, dammi del Tu, credo che Tu abbia bisogno di parlarne con qualcuno, io so ascoltare se vuoi.”
Mi ispirò fiducia e grande simpatia, senza pensarci molto cominciai a raccontare.
“La sto perdendo, la amo così tanto che mi sembra di impazzire, ma tutto l’amore che sento per lei mi fa fare e dire cose di cui poi mi devo pentire, e lei si arrabbia, mi dice che le sto troppo addosso, che non la lascio respirare.
All’inizio le piacevano tutte le mie attenzioni, si era innamorata di me perché diceva di non aver mai conosciuto una persona così romantica e così piena di amore e soprattutto così piena di attenzioni verso di lei.
Ci parlavamo per ore e ore, senza mai annoiarci poi improvvisamente qualcosa è cambiato, lei ha cominciato a cercarmi di meno, diceva di essere sempre impegnata, quando ho chiesto spiegazioni mi ha detto che lei ha la sua vita da vivere e io ho la mia e che non dobbiamo essere per così tanto tempo concentrati solo su noi due. La sto perdendo. Sta succedendo quello che di solito mi accade quando mi lego a qualcuno, alla fine mi voltano le spalle. C’è qualcosa di sbagliato nella mia vita.”
Una lacrima fece capolino, la donna mi porse un fazzoletto per asciugarmi e disse “Tienilo, ti servirà”.
Volle ascoltare come ci eravamo conosciuti, come avevamo vissuto il nostro rapporto; io parlavo e lei mi ascoltava, per la prima volta qualcuno mi ascoltava.
“Mio marito era come te, la storia tra me e lui è simile alla tua” mi disse, “anche io mi ero innamorata per lo stesso motivo e per lo stesso motivo mi ci ero allontanata, ma per poco tempo, giusto il tempo di capire che uomini come te e come lui non ce ne sono molti. Ma io sono tornata da lui quando era ormai troppo tardi.”
“Cosa vuoi dire ? ” le chiesi.
“Poco tempo dopo è morto, è morto con me accanto, senza nessun altro e le sue ultime parole furono:”
“Perdonami amore mio, perdonami per quanto ti ho amata”
Rimasi impietrito da quelle parole, come si può chiedere perdono quando si ama qualcuno,
“Vedi ” mi disse “quando si ha tanto amore dentro molte volte si fanno degli sbagli ma se dall’altra parte c’è una persona che capisce, questi sbagli vengono perdonati perché fanno parte del gioco. Se davvero ti ama non la perderai, magari si allontanerà un poco ma ritornerà, se invece non ti ama forse è meglio che si allontani definitivamente e subito”
“Già, ed io ?” dissi
“Tu hai tanto amore dentro e la fuori c’è tanto bisogno di te, non cambiare giovanotto, resta come sei e dai al mondo tutto quello che puoi dare. Tu devi rimanere come sei. Gli ultimi giorni con mio marito sono stati meravigliosi nonostante sapessimo che stava per morire.”
“Quando è morto tuo marito ?”
“Quaranta anni fa”
“Quaranta anni fa, come hai fatto a …” non mi fece finire la frase “Lui è morto fisicamente ma io so che è qui con me, io vengo in questo posto ogni sabato sera da quaranta anni, vedi la fiamma di queste candele ? Vedi come ogni tanto danza ? Qui non c’è un filo d’aria che possa muoverla. Quando le fiamme danzano è perché c’è qualcuno che ti vuole bene e che ti sta vicino. ”
Mentre guardavo la fiamma della mia candela la vista mi si annebbiò, vedevo tutto offuscato, delle ombre mi giravano attorno ed ero confuso, mi passai il fazzoletto sugli occhi e quando alzai lo sguardo la donna era sparita.
Rimasi ancora qualche minuto riflettendo sulle sue parole, decisi che aveva ragione, che dovevo gestire quello che avevo dentro in un altro modo ed essere sereno e consapevole di quanto potevo dare a questo mondo.
Uscii dalla Taverna dopo aver pagato il conto e tornai in albergo.
Avevamo un debole per le candele io e lei, ogni volta che stavamo insieme c’era una candela accesa, avevo portato con me quelle rimaste dall’ultimo incontro, preparai la vasca con idromassaggio e le accesi tutte, entrai nella vasca e poco dopo, senza accorgermene, mi addormentai.
Non so esattamente quanto tempo dopo mi svegliai, le candele erano spente ma stranamente ancora intatte come se non le avessi mai accese, uscii dalla vasca sicuro di aver sognato tutto, la trattoria, la donna, le candele. Raccolsi tutte le mie cose, era ora di andare, di ritornare alla mia vita.
Il viaggio di ritorno fu più breve del previsto ma mi sentivo sereno, e poi quel sogno …
Arrivai a casa e cominciai a disfare i bagagli, svuotando le tasche dei pantaloni mi trovai in mano un fazzoletto, molto vecchio …

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